
Non è un titolo trionfalistico. È una constatazione.
Viviamo in un’epoca che ha fatto proprie, spesso senza saperlo, le intuizioni di un filosofo morto nel 270 a.C. Le persone che rifiutano lavori ben pagati perché sottraggono tempo agli affetti non citano Epicuro, ma lo praticano. Chi sceglie una vita più lenta, più intensa nei legami, più attenta ai piaceri semplici, non sa di essere epicureo. Eppure lo è.
E poi ci sono i Papiri Ercolanesi. L’unica biblioteca antica sopravvissuta all’antichità — sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C., in gran parte dedicata alla scuola epicurea — è oggi al centro di uno sforzo scientifico senza precedenti. Rotoli mai aperti, testi mai letti in duemila anni, stanno tornando alla luce grazie a tecnologie che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza. È Epicuro che vince contro il tempo. Contro la cenere. Contro l’oblio.
Il 20 e 21 luglio 2026, a Senigallia, torna il Festival Epicureo con la sua VIII edizione. Otto anni, caso unico almeno in Italia, dedicati a un filosofo che la storia ha a lungo frainteso, ridotto a sinonimo di gozzoviglia, quando la sua era una filosofia della misura, dell’amicizia, della felicità possibile.
Il festival si tiene alla Rotonda a Mare: due blocchi di incontri, dalle 17 alle 20 e dalle 21 alle 23. In mezzo non c’è un intervallo. C’è una pizza epicurea offerta a tutti i presenti — un momento di condivisione con i relatori, fedele allo spirito del Giardino. Epicuro lo aveva detto con una chiarezza che non ha bisogno di commenti:
«Prima di chiederti cosa mangiare, cerca intorno con chi mangiare o bere. Senza un amico infatti la vita corrisponde al divorare di un leone o di un lupo.»
Torna anche il Premio NetoIP per le migliori tesi universitarie dedicate al pensiero epicureo.
Il programma completo sarà reso noto molto presto.